Voglia di volo // Let my fly - Saggio (3a edizione, Feb. 2024)
Questo libro - giunto ad una terza edizione ampliata - nasce dall’esperienza dei miei “primi sei anni” di aeromodellismo e dal desiderio – quasi un’esigenza – di mettere su carta tutto quel volume di emozioni che questa attività mi ha dato e continua a darmi.
Non è una raccolta di ricordi e tantomeno un manuale. È piuttosto un diario di bordo dove tutto ciò che ho visto e percepito viene filtrato attraverso le grate dell’ironia, ma anche dell’emozione e dell’analisi psicologica e sociologica.
Mi sono sempre considerato un “ultimo arrivato” in questo mondo. Senza complessi di inferiorità, assolutamente. Semplicemente non ho la memoria storica di coloro che hanno fatto da pionieri di questa disciplina, né sono un professionista tale da salire in cattedra e dire agli altri come devono pilotare.
Sono semplicemente un giornalista-appassionato, e come tale osservo, vivo sulla mia pelle e partecipo a quel microcosmo sociale che anima una semplice striscia d’erba che è il campo volo. E lo traduco, con simpatia, ironia, mettendomi io stesso in gioco. Sono infatti innumerevoli gli episodi personali, i successi e gli insuccessi, che racconto. E tutti sono assolutamente fedeli a ciò che è accaduto, salvo rileggerli a distanza con la lente dell’autoironia.
E se c’è un augurio che mi faccio, è che qualcuno, leggendolo, non solo si diverta, ma si riconosca magari sia negli aspetti meno onorevoli (la paura, lo sconforto delle cadute ecc.) che in quelli che danno più soddisfazione. E riconoscendosi, magari scopra emozioni che ha sentito solo come brezza sulla sua pelle, ma non gli è mai venuto in mente di raccontare.
Come ho cominciato
Mi sono avvicinato al mondo dell’aeromodellismo dinamico intorno ai 12-13 anni. A quell’epoca vivevo ancora a Ivrea (TO) e uno dei miei migliori amici costruiva aeromodelli insieme al padre. Li ricordo ancora, in cantina, maneggiare con balsa e colla e dare vita a produzioni che io non mi sarei neanche immaginato di costruire. Men che meno di pilotare.
Era infatti la fine degli anni ’70 e occuparsi di questo hobby significava perlopiù avere le capacità di costruirsi da soli dei modelli, partendo da kit confezionati o dal nulla, ovvero da semplici disegni e legno. No. Troppo complesso per me che già alle scuole Medie, quando l’insegnante di educazione tecnica ci fece realizzare un veleggiatore, chiesi ad un amico di tagliarmi lui nella balsa le centine necessarie. Ovviamente dietro compenso di qualche lira.
E dire che avevo sempre avuto la passione per gli aerei. La stessa che tuttavia si scontrava con i miei limiti nel saper maneggiare artigianalmente le mani.
Da allora, per circa 30 anni, questo mondo è rimasto lontano da me, fino al giorno in cui in un ipermercato io e mio figlio vedemmo un chiosco che vendeva elicotterini coassiali e, per invogliare il pubblico, li faceva anche volare. Che spettacolo! Inutile dire che ne acquistammo subito uno. Il problema è che allora – completamente digiuno di nozioni di base – collaudammo il nuovo arrivato (che funzionava a infrarossi!) fuori dalla casa-vacanze al mare, nel parcheggio di un ristorante.
Mio Dio! Il modellino salì vertiginosamente fino a una decina di metri, salvo poi precipitare a terra. Non sapevo infatti che gli infrarossi vanno usati al chiuso e che all’aperto il segnale si disperde inesorabilmente.
Il mio approccio a questo hobby sembrava dunque fallire miseramente. Un paio d’anni dopo, però, sempre mio figlio mi parlò di un elicottero che gli era stato regalato dal nonno. “Ma lo usate?”, gli chiesi con tono finanche interessato. “Poco”, fu la risposta. Allora gli dissi di portarlo a casa che finalmente lo avremmo sfruttato.
Era per fortuna un modello a 27 MHz e quindi poteva volare all’esterno. E così facemmo, diverse volte.
Anzi, fu tale il mio entusiasmo che di lì a poco ne comprai uno anch’io: un Lyma Fly arancione che ho ancora adesso.
I primi crash, ovvero le prime cadute dovute ancora una volta al fatto che non sapevo che tali modellini soffrono terribilmente ogni brezza di vento, mi indusse a cercare un insegnante. “Se esistono insegnanti di sci, ballo, tiro con l’arco ecc.”, mi dicevo, “ce ne sarà qualcuno che ti insegna a far volare questi modelli, no?”. Così trovai qualcuno (ne parlo nel capitolo Cabra cadabra) e mi avvicinai all’elicottero. Quello serio. Ma anche costoso. Difficoltà personali mi fecero infatti fare solo una quindicina di lezioni, quel tanto che bastava per provare l’ebbrezza di pilotare una macchina così complessa.
Nel frattempo a mio figlio comprai il primo aeromodello, un U Can Fly della Hype e trovai finalmente un campo dove poter iniziare seriamente. Lo stesso che frequento ancora oggi.
Da buon adolescente, dopo due voli mio figlio smise. Io abbandonai l’elicottero e presi in mano l’aereo. E da sei anni a questa parte non ho mai smesso di volare.
Data pubblicazione 3ª edizione: Febbraio 2024 (1ª edizione: 2019)
pp: 140
Euro: 13,00
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This Let me fly represents the English version of my book (Voglia di volo) that I wrote and published in Italian in June 2018 by the Kindle Direct Publishing platform. I also wanted to make the English version so that even non-Italian model aircraft friends and colleagues could enjoy it.
The translation was made by myself, also if I’m neither a translator nor an English native speaker. This is because the book is self-produced and I don't have a publisher behind me to whom I could delegate the cost for a professional translation. You readers will then excuse me if there are likely to be incorrect words, improper lexical constructions or unsuccessful nuances of meaning. I paid as much attention to translation as possible but...
Thanks and enjoy your reading.
Data pubblicazione: Maggio 2020
$: 13,00
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