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Moriremo con il mare negli occhi - Racconto (Lug. 2026)

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Q uesto libro nasce in modo del tutto particolare e tocca un tema delicato, che io non ho mai affrontato prima. A inizio luglio 2026 ho scritto e pubblicato diversi racconti brevi (cfr. La bottega dei sogni perduti ) tra cui uno dal titolo L’ultimo treno . L’idea di questo racconto, cristallizzata e quasi compressa nella brevità scelta appositamente per il concept di quel volume, mi piacque a tal punto che subito decisi che meritava uno sviluppo maggiore. Non solo. Se nella Bottega dei sogni perduti   le vicende arrivano solo fino ad un certo punto, lasciando immaginare il seguito, il racconto che avete in mano di fatto parte da quel punto e va oltre, creando una storia struggente e con un finale a dir poco misterioso e simbolico. Il tema trattato è invece quello dell’eutanasia, intesa come libertà di scegliere di morire in maniera più dignitosa rispetto all’essere consumati inesorabilmente dalla patologia. L’idea del libro parte da una semplice constatazione: oggi come oggi non e...

La bottega dei sogni perduti - Racconti (Lug. 2026)

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  S e non si fosse rivelato assolutamente disastroso a livello di marketing, avrei intitolato questa raccolta La ballata dei perdenti. Ma è facile capire come un titolo del genere non sia il massimo dell’ottimismo e come corresse il rischio di essere ben poco attrattivo per il lettore. Ma questo libro difatti lo è. Con un paragone azzardato, lo potrei paragonare ad una sorta di Antolologia di Spoon River , dove i vari personaggi raccontano un episodio della loro vita che ne ha segnato il destino. Ma occorre intendersi sulla parola perdente. Non intendo il “fallito”, e meno che mai lo “sfigato” che non ha combinato nulla di buono nella vita. Piuttosto colui che ha perso qualcosa; il termine perdente allora non è più un aggettivo ma diventa un verbo, cioè “io sto perdendo”. Che cosa? Un sogno, sostanzialmente. Non per nulla all’inizio di questo libro ho riportato una mia poesia del 1984. Ero a Torino dove frequentavo il primo anno d’università. Mi ero alzato dal letto ed ero molto t...

Il gigante e la ballerina - Racconto (Feb. 2026)

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L a genesi di questo racconto è piuttosto singolare. A gennaio 2026 mi è capitato di correggere per lavoro una rivista di storia ( History , Sprea Editori) in cui c’era un lungo articolo dedicato a Battista Ugo (lo si può vedere nella foto a pagina 5 e, col fratello, a pagina 163), un uomo nativo del cuneese che -  a causa di un difettoso funzionamento dell’ormone della crescita – aveva raggiunto una statura di ben 230 centimetri per quasi 200 kg di peso. Stessa sorte capitò al fratello Paolo, che arrivò ad essere solo leggermente più basso e leggero. Era la fine dell’800 e due personaggi così non potevano che attrarre l’attenzione del circo, sempre a caccia di “casi umani” da mettere in mostra al pubblico. Infatti prima Battista e poi anche Paolo iniziarono a esibirsi dapprima in Francia e poi negli Stati Uniti. Ma il successo ottenuto faceva comunque conflitto con una sottesa malinconia per la loro precedente vita da boscaioli in Italia. Paolo morì in Francia nel 1914, a soli 26 ...

Il fuggiasco - Racconto (Gen. 2026)

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A nche questo racconto, come il precedente La Cosa prende  spunto da un omonimo racconto di poche pagine scritto intorno alla metà degli anni ’80. E anche in questo caso ho ripreso solo l’idea di fondo, modificandone completamente la struttura. Ho voluto ambientarlo in una piccola località degli Stati Uniti, uscendo così da una lunga tradizione di miei libri ambientati invece in Italia. Questo non tanto per dargli un tocco diciamo più “suggestivo” (in fondo sappiamo bene che la stessa cosa avvenuta ad esempio a New York invece che a Milano, assume un tono decisamente diverso). Piuttosto perché lo stile di vita statunitense, e soprattutto quelle tipiche caffetterie che mille volte abbiamo visto in film e telefilm (quelle dove puoi anche mangiare, con i divanetti posti uno di fronte all’altro, con enormi brocche di caffè, i dolcetti, e le cameriere col fiocco in testa ed il grembiule; quei luoghi dove passi magari mezza giornata senza che nessuno ti dica nulla), si prestava perfetta...

La cosa - Racconto (Dic. 2025)

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S ul frontone del tempio di Apollo a Delfi, in Grecia, c’è una scritta ormai divenuta celebre, in quanto ripresa e fatta sua dal filosofo Socrate: conosci te stesso . Si tratta di una sorta di invito all’introspezione, perché - come diceva un altro filosofo, Aristotele - conoscere se stessi è il primo passo verso la saggezza. Ma cosa succede se ci poniamo un punto interrogativo? La frase suggerisce un dubbio. Anzi, induce un dubbio, della serie: sei davvero sicuro di conoscere te stesso? E cosa succede se questa domanda viene posta in un modo che non ti saresti mai aspettato? Anzi… se venisse posta non da una persona ma da altro? È quanto succede a Valerio Bonelli, protagonista di questo racconto a mezzo tra la fantascienza e il genere psicologico. Pur senza svelare nulla in questa introduzione, posso dire che a fronte di questa domanda Valerio andrà incontro a conseguenze che probabilmente non avrebbe mai immaginato in vita sua. Ma qui sta il cuore del racconto: l’imprevedibilità di n...

Guida emotiva all'aeromodellismo - Saggio (Lug. 2025)

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C redo di non essermi mai imbattuto, in tutta mia mia vita, in una guida emozionale a qualcosa. E lo dico non certo per rivendicare con orgoglio un presunto primato nell’averla realizzata, ma semplicemente perché immagino lo smarrimento del lettore che può dire: “Che vuol dire?” e che giustamente merita una risposta. Una guida emozionale, come recita il sottotitolo, è un viaggio nei sentimenti e nelle emozioni che, in questo caso, caratterizzano l’aeromodellismo dinamico inteso come hobby praticato dagli appassionati. Preciso dinamico per distinguerlo da quello statico, che vive di tutt’altre emozioni. Per chi non lo sapesse, l’aeromodellismo dinamico fa riferimento agli aeromodelli che vengono fatti realmente volare perlopiù tramite radiocomando, mentre quello statico consiste nel realizzare modelli in scala ma che non hanno possibilità di spiccare il volo. Sono un aeromodellista da quasi 13 anni, ed appassionato di aerei fin da bambino. In questi anni, frequentando il Gruppo modellis...

Lettere alla donna che verrà - Autobiografico (1998-Mag 2025)

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R icordo ancora quando scrissi le lettere che hai in mano. Era il 1998 ed io uscivo da una storia d’amore destinata a segnarmi ben oltre i tre anni che era durata. Tanto che oggi la considero una delle più significative, almeno per le conseguenze emotive che ha lasciato. Era talmente forte il dolore per la conclusione di quell’amore e altrettanto forte la voglia di trovare quella che io ho sempre chiamato la donna che aspetta nell’ombra (ne parlo ampiamente anche in queste lettere) che sentii il bisogno di prendere la tastiera del computer e raccontarmi a chi sarebbe (finalmente) emersa dall’ombra. Raccontarmi senza maschere, senza orpelli, in un dialogo intimissimo dove non tanto esporre chi ero in un sorta di potenziale “marketing di me stesso”, semmai nel dire apertamente “io sono questo”.  La voglia di raccontare, di parlare con la donna che aspetta nell’ombra poteva dunque in parte essere alleviata da questo lungo monologo che si è fatto parola scritta.  Ho sempre amato l...

L'alba delle parole perdute - Racconto (Apr. 2025)

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C ome nasce un racconto? In base ad una ispirazione, è la risposta più ovvia. In questo caso la mia “ispirazione” è decisamente molteplice: è infatti rappresentata da tre mie poesie scritte in anni diversi e quindi “in tempi non sospetti” (le trovate a pagina 7, 8 e nell’ultimo capitolo a pagina 121), ma anche dal ricordo vivo ed affettuoso del Gruppo Poetico “Coscienza dell’Albatros”, il gruppo che fondai a Ivrea (TO) quando avevo 21 anni e che è durato per 15 anni fino al 1999. Le due prime poesie hanno dato il là all’idea di questo racconto: l’immagine di un poeta inviso alla società, “pericoloso” nella prima e addirittura messo in gabbia nella seconda. Tutto questo per significare metaforicamente il ruolo che spesso ha la poesia: bistrattata e tante volte giudicata in modo negativo. Sì perché - diciamoci la verità - per molti il poeta è ancora quella persona sensibile, fragile, finanche un po’ sfigata che consola le sue miserie nello scrivere versi. Da lì a immaginare un futuro dis...

Finché ombra non ci separi - Romanzo (Dic. 2024)

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Ci si può innamorare di un proprio personaggio? Sì. Certo. A volte perché lo hai creato e ti segue “fedele” magari per anni. A volte perché metti in lui tutto ciò che vorresti, in una sorta di immagine ideale, o anche di collage di emozioni che persone reali ti hanno dato nel corso della vita. Nel mio caso Francesco Lucari rappresenta il primo caso. Nato sulle mie pagine fin dal 2003 ( I grandi amori non temono l’inverno della vita ), non smette mai di essere protagonista di alterne vicende, quasi che mi spiacesse concedergli un meritato riposo. Però Francesco cresce e invecchia con me, a tal punto che in questo romanzo cambia veste. Non è più il giornalista indagatore (suo malgrado) di storie altrui, ma per la prima volta parla in prima persona e la vicenda lo tocca finalmente dal vivo. Il secondo caso riguarda Monica, la protagonista femminile: un personaggio che sinceramente ho amato a tal punto da dispiacermi io stesso di averle riservato le vicende che leggerete. Questo Finché omb...

La locanda delle maschere nude - Racconto (Set. 2024)

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M i hanno sempre affascinato i treni, e nel periodo dell’università ne ho presi diversi. Soprattutto mi ha sempre stuzzicato l’immaginazione il fatto che ogni giorno trasportino non persone, ma storie diverse, ed ognuna rivolta verso una meta che può essere “banale” (il luogo di lavoro o di studio) ma anche “speciale”: la casa dell’amata, il luogo di ritrovo di un gruppo che vuole cambiare il mondo, oppure anche l’aeroporto per un allontanamento definitivo dal proprio paese. E sui treni ho sempre notato quasi l’imbarazzo che si prova a dover stare a contatto con degli estranei, un po’ come nello stretto di un ascensore. Allora ognuno cura il suo spazio, evita di osservare in modo insistente gli altri, e se è costretto ad un fugace contatto fisico (ad esempio nella calca di un vagone pieno) cerca di farsi il più piccolo possibile ma soprattutto priva il suo corpo di ogni deriva sensibile, proprio perché diventi un pezzo di carne anonimo da far svicolare dalla mischia il prima possibile....