Il gigante e la ballerina - Racconto (Feb. 2026)
La genesi di questo racconto è piuttosto singolare. A gennaio 2026 mi è capitato di correggere per lavoro una rivista di storia (History, Sprea Editori) in cui c’era un lungo articolo dedicato a Battista Ugo (lo si può vedere nella foto a pagina 5 e, col fratello, a pagina 163), un uomo nativo del cuneese che - a causa di un difettoso funzionamento dell’ormone della crescita – aveva raggiunto una statura di ben 230 centimetri per quasi 200 kg di peso. Stessa sorte capitò al fratello Paolo, che arrivò ad essere solo leggermente più basso e leggero.
Era la fine dell’800 e due personaggi così non potevano che attrarre l’attenzione del circo, sempre a caccia di “casi umani” da mettere in mostra al pubblico. Infatti prima Battista e poi anche Paolo iniziarono a esibirsi dapprima in Francia e poi negli Stati Uniti. Ma il successo ottenuto faceva comunque conflitto con una sottesa malinconia per la loro precedente vita da boscaioli in Italia. Paolo morì in Francia nel 1914, a soli 26 anni. Battista, invece, morì due anni più tardi, nel 1916, all’ospedale Willard Parker di Manhattan (leggi la loro vicenda completa a pag. 159).
Questa storia, ma soprattutto quella vena malinconica che restava nel Dna di quello che era diventato a tutti gli effetti un “fenomeno da baraccone”, mi colpì moltissimo, tanto che mi venne subito voglia di costruirci sopra un racconto. La svolta in me si verificò nel momento in cui decisi di unire questo personaggio con la figura della “ballerina da circo” che da sempre mi suscita fascino. Ecco a proposito cosa scrissi nel 1998 nelle mie Lettere alla donna che verrà: “Mi ha sempre affascinato l’idea della ballerina da circo. Un’estate, al mare, c’era un piccolo circo di provincia che teneva il suo spettacolo vicino alla spiaggia. Io andai a vederlo dalla strada. Ad un tratto una giovane ballerina incominciò una danza su una musica che già conoscevo, perché era stata adottata per la pubblicità di un amaro. Non dico che me ne innamorai, ma di certo mi colpì molto, anche perché il giorno dopo noi saremmo ritornati a casa e quindi l’eventuale storia assumeva necessariamente i toni tragici dell’amore impossibile. Non seppi mai come si chiamasse e magari ora è sposata ad un trapezista croato oppure ad un impiegato del Banco di Roma”.
Nasce così questo racconto che non vuole essere una mera riproposizione romanzata della vita di Battista, semmai una storia che è solo ispirata alla sua vita e arriva a conclusioni del tutto personali. Ecco allora che, al fondo della trama di questo libro che definisco “dolce-amaro”, resta una conclusione: non si può sfuggire a ciò che il destino ha riservato per noi, ed è per questo che è necessario capire che, alla fine, dobbiamo indirizzarci proprio là dov’è il nostro posto stabilito nel mondo.


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