Lettere alla donna che verrà - Autobiografico (1998-Mag 2025)
Ricordo ancora quando scrissi le lettere che hai in mano. Era il 1998 ed io uscivo da una storia d’amore destinata a segnarmi ben oltre i tre anni che era durata. Tanto che oggi la considero una delle più significative, almeno per le conseguenze emotive che ha lasciato. Era talmente forte il dolore per la conclusione di quell’amore e altrettanto forte la voglia di trovare quella che io ho sempre chiamato la donna che aspetta nell’ombra (ne parlo ampiamente anche in queste lettere) che sentii il bisogno di prendere la tastiera del computer e raccontarmi a chi sarebbe (finalmente) emersa dall’ombra. Raccontarmi senza maschere, senza orpelli, in un dialogo intimissimo dove non tanto esporre chi ero in un sorta di potenziale “marketing di me stesso”, semmai nel dire apertamente “io sono questo”.
La voglia di raccontare, di parlare con la donna che aspetta nell’ombra poteva dunque in parte essere alleviata da questo lungo monologo che si è fatto parola scritta. Ho sempre amato le lettere. Soprattutto quelle scritte a mano. Ho amato riceverle e scriverle. E dunque quale poteva essere la strada migliore per parlare con lei se non appunto una serie di lettere?
Nelle mie intenzioni, una volta raccolti, questi testi li avrei consegnati alla donna che finalmente avrei riconosciuto come quella che di fatto ho atteso per una vita.
Nel corso degli anni, però, questi testi sono rimasti confinati in un libro che pubblicai pochi anni dopo: una raccolta di racconti dal titolo La stanza dei ricordi usati (Il mio libro, 2008) che tuttavia equivaleva a tenerle nel cassetto, data la scarsissima opportunità di promozione che permetteva quella piattaforma. Non solo. Col passare degli anni facevo fatica a riconoscermi in quello Stefano descritto in quelle lettere. Ma mi sbagliavo. Semplicemente il mio vero “io” era incrostato di una vita non mia, di relazioni che alla fine non corrispondevano a quello che avevo cercato Insomma, avevo dimenticato me stesso e soprattutto il giudizio degli altri mi portava a non identificarmi in quella figura che avevo descritto.
Col passare del tempo ho riletto più volte queste lettere. E tante volte ne ho estrapolato dei brani da pubblicare sul mio profilo Facebook. Voleva dire che quello che pensavo, provavo, scrivevo quasi trent’anni fa era ancora valido. Sì. Ero ancora io, e tutto questo perché in fondo qui avevo raccontato esattamente chi sono. Da qui l’idea di dargli finalmente vita, seppur in un libretto esiguo come quello che tieni tra le mani.
Sono passati trent’anni ma lo scopo di queste lettere rimane lo stesso: parlare, raccontare alla donna che aspetta nell’ombra chi sono. Hai i capelli/ pieni di parole;/ sulla tua pelle/ i segni lasciati/ dai miei pensieri/ che t’hanno cercato/ nel vuoto del tempo. scrissi nel 2023 e rappresenta, ancora oggi, il senso di questo libro: sì, hai i capelli pieni di parole: queste e tutte le altre che in questi anni ho seminato: perché ho steso per te/ milioni di parole/ dentro cui avvolgerti/ come un abbraccio,/ quando la sera si fa pensiero/ e le strade si svuotano/ di sogni ed inutili maschere.
Allora, più che mai, buon viaggio in me!


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